Immaginiamo di camminare per una strada qualsiasi, la piazza del paese, il corso. Contiamo una donna su tre, guardiamola negli occhi, osserviamola. Una donna su tre potrebbe essere qualcuno di mai incontrato prima, potrebbe essere una conoscente, qualcuno per cui alzare la mano in saluto o fermarsi a scambiare delle parole. Una donna su tre su una popolazione mondiale di circa sette miliardi di persone, delle quali più della metà donne, sono un miliardo di persone. Una donna ogni tre di quelle che hai incontrato stamattina andando a lavoro e delle tue colleghe, sono una ogni tre delle tue compagne di classe, una ogni tre delle tue parenti, una ogni tre delle tue amiche.

Una su tre.

Una donna su tre, nella sua vita, sarà vittima di violenza. Lo dice la World Health Organization, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di salute, che definisce come violenza contro le donne la “violenza perpetrata da una persona intima e la violenza sessuale nei confronti di donne”. Questi numeri hanno ispirato la drammaturga americana Eve Ensler ad una vita di attivismo, dalla quale nasce One Billion Rising, una protesta mondiale per pretendere la fine della violenza contro donne e bambine, uguaglianza e giustizia di genere, supportata dai potenti mezzi della gioia e della danza. Il 14 Febbraio di ogni anno, dal 2013, milioni di persone, senza distinzione di genere, identità sessuale ed età, sono invitate ad alzarsi e prendere posizione contro la violenza in flash mob di danza organizzati in tutto il mondo, riflettendo sulle sue tante sfaccettature che vanno ben oltre le statistiche più diffuse.

Gli stessi dati citati dal WHO non considerano un più largo spettro di definizioni di violenza: psicologica, economica, sociale, politica. Definizioni che delineano una condizione di svantaggio del semplice “essere donna” radicata non solo in culture ed ambienti popolarmente additati come sessisti ma in una società mondiale che fatica a liberarsi da preconcetti ed abitudini troppo ben consolidate, anche tra le donne stesse. Il tema della campagna One Billion Rising 2017 è proprio lo sfruttamento di donne come oggetti per ottenere potere e profitto, controllo economico, politico e sociale. Si vuole portare l’attenzione su come in alcuni ambienti le donne e le ragazze siano rese più vulnerabili, lasciando loro poche o nessuna opzione alla sopravvivenza, arricchendo una rete di traffici umani, lavoro forzato, emigrazioni e moderne forme di schiavitù velatamente diffuse nei paesi più sviluppati. Con il tema Rise in Solidarity, quest’anno si invoca la solidarietà come segno di unione, mobilitazione in blocco.

Il concetto stesso di mobilitazione si innalza in un contesto denso, rumoroso, spinto dalle grandi proteste delle donne statunitensi dopo l’insediamento di Donald Trump come nuovo Presidente, al movimento Nì Una Menos nato in Sud America, dalla sfiancante sconfitta umana che è stata la depenalizzazione della violenza domestica in Russia, dalle polemiche continue che la piazza social costruisce e demolisce sulle basi di una nuova cultura dell’immediatezza e dell’hate speech gratuito, rafforzato da mezzi che danno il potere della critica a chiunque, senza distinzione di modi. Un fruscio preparatorio rafforzato dalle tante donne che stanno prendendo la parola, trasformando dati e statistiche in storie vere, diminuendo la distanza tra i numeri e le persone di cui sono realmente fatti. Il 14 febbraio 2017, One Billion Rising si pone come uno sfogo naturale a questo fermento, nell’effervescenza che definisce questo evento, sempre accompagnato da un’esplosione nella gioia della danza come a rompere la tensione, ma anche come momento di unione, di scelta, di schieramento.

Una su tre: let’s rise!

Al momento, ai flash mob organizzati nel mondo, si uniscono più di cento eventi programmati in tutta Italia, partiti già l’11 febbraio e che si protraggono fino al 25 febbraio. One Billion Rising si ripete per il secondo anno a Calimera che, dopo aver visto la centrale Piazza del Sole invasa da un cuore di persone il 14 febbraio 2016, si prepara a danzare domenica 19 febbraio 2017 alle ore 9:00 presso il Parco Comunale “La Mandra”, in concomitanza con la partenza dell’evento sportivo 10° Cross La Mandra, creando un binomio simbolico che abbina un atto di unione contro la violenza alla sportività. Perché lo sport è volontà, è azione indirizzata ad uno scopo. Anche quest’anno il flash mob contro la violenza sulle donne è promosso da Comune di Calimera in collaborazione con il Centro Antiviolenza “Il Melograno” e la partecipazione delle scuole di danza locali, le associazioni, l’Istituto Comprensivo e tutti i cittadini volenterosi che si vorranno unire alla coreografia.

rit one

“I corpi che non obbediscono
Che non saranno governati
Che allo stato preferiscono la generosità
Il cui paese è carne
La cui bandiera è osso
Che hanno una logica e un linguaggio propri
Cominciano a trovare un ritmo che non si può fermare
un passo da ripetere e condividere

Dobbiamo ballare ora
mi senti?”

Eve Ensler

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