Servizi antiviolenza, ecco i dati della Puglia

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I centri antiviolenza (in sigla CAV) attivi in Puglia sono 24 (di cui 16 a titolarità e gestione privata, 7 a titolarità pubblica e gestione privata, 1 a titolarità e gestione pubblica).

Le case rifugio (a indirizzo segreto) sono 10 con un numero di posti  letto complessivo di 82.

I servizi sono presenti, attraverso i CAV e loro sportelli, in 38 ambiti territoriali su 45.

La strategia avviata dalla Regione Puglia in materia di prevenzione e contrasto della violenza di genere, ha l’obiettivo di uscire dalla logica dei “progetti” per sviluppare e consolidare un sistema di servizi e interventi stabili e diffusi sul territorio, provando a sostenere e a dare continuità alle attività degli attuali 24 centri antiviolenza presenti e alle 10  case rifugio, mettendoli al centro della costituzione delle reti locali di intervento a sostegno delle donne e garantendo la realizzazione delle loro  progettualità, che si sviluppano anche nella direzione della prevenzione e del necessario cambiamento culturale.

Per questo la programmazione sociale regionale (terzo Piano regionale delle politiche sociali) aveva indicato agli Ambiti territoriali (Comuni associati per la gestione dei servizi sociali e sociosanitari), tra gli obiettivi di servizio prioritari, quello di attivare forme di convenzionamento con centri antiviolenza regolarmente autorizzati al funzionamento e in possesso di tutti i requisiti richiesti, ovvero espletare le procedure di gara per la gestione del servizio. Questo al fine di consentire l’attivazione di servizi antiviolenza anche nei territori sprovvisti di centri antiviolenza.

I primi risultati sembrano andare in questa direzione. Infatti, per effetto delle indicazioni operative indirizzate ai Comuni, il servizio è presente attualmente attraverso le sedi operative dei centri antiviolenza, o loro sportelli,  in 38  Ambiti territoriali ma potrebbe essere esteso potenzialmente a tutti i 45 Ambiti territoriali. Anche negli Ambiti territoriali in cui i centri sono presenti con sportelli, viene garantita la presa in carico delle donne perché vi operano tutte le figure professionali previste dai requisiti dell’Intesa Stato-Regioni del 2014 e dalla normativa regionale.

Gli Ambiti territoriali che attualmente non hanno ancora adempiuto all’obiettivo di servizio della programmazione sociale,  sono quelli di San Ferdinando di Puglia, Altamura, Bitonto, Fasano, Francavilla Fontana, Taranto, Poggiardo.

 Con riferimento ai dati degli accessi delle donne ai centri antiviolenza, l’Osservatorio regionale sta ultimando l’elaborazione dei dati.  I dati sembrano confermare, soprattutto in termine di valori assoluti, quelli emersi dalla rilevazione dell’anno precedente, compreso il numero di accessi che si conferma a circa 1500.

In termini percentuali si registra un aumento delle donne, seguite dai centri antiviolenza, che denunciano. Questo mette in evidenza come le donne si sentano più “forti” se sostenute adeguatamente. L’aumento percentuale delle donne nubili e delle donne di età compresa tra i 18-29 anni che si sono rivolte ai centri, registra sicuramente una maggiore e una più “precoce”  consapevolezza da parte delle donne circa la violenza subita con conseguente richiesta di aiuto.

Di seguito le immagini della campagna di comunicazione “non sono numeri” lanciata dal Comune di Calimera nel 2015

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